Raccolta firme di Confesercenti. Commercio al dettaglio arretra del 13% nel capoluogo e gli addetti crollano del 14%.
Prosegue la raccolta firme a sostegno dei negozi di vicinato. Confesercenti Arezzo è impegnata nella raccolta firme per la proposta di legge sulla rigenerazione del commercio e dei servizi di prossimità.
“In sei anni Arezzo ha perso 199 negozi e oltre 587 addetti al commercio”. È il quadro tracciato dalla Confesercenti di Arezzo, che mercoledì 9 settembre porta “i conti in piazza” e raccoglie le firme a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare per la rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità.
“L’obiettivo nazionale” spiega la direttrice di Confesercenti Arezzo Valeria Alvisi “è quello di raggiungere 50mila sottoscrizioni per contrastare la progressiva desertificazione commerciale delle città e sostenere le attività di vicinato. Confesercenti Arezzo ha allestito lo stand in Corso Italia di fronte alla Banca Monte dei Paschi di Siena proseguendo la raccolta firme avviata a maggio”.
In prima fila la direttrice Valeria Alvisi e il presidente di Confesercenti Arezzo Mario Landini insieme ai commercianti. L’appuntamento odierno è stato l’occasione per presentare la “contabilità territoriale” della crisi del commercio fisico, mettendo in evidenza le conseguenze economiche e sociali della chiusura dei negozi.
“Ad Arezzo” ha illustrato Alvisi “abbiamo perso 199 negozi dal 2019. Nel capoluogo le imprese del commercio al dettaglio, esclusi pubblici esercizi e operatori turistici, sono passate dalle 1.508 del 2019 alle 1.309 del 2025. Il saldo è negativo per 199 attività, pari a un calo di oltre il 13,2 %”.
“Secondo le stime di Confesercenti” aggiunge la direttrice Alvisi “la contrazione avrebbe sottratto al territorio aretino 30 milioni di euro. Ancora più preoccupante il dato della provincia: le imprese sarebbero diminuite da 4.293 a 3.686. In sei anni sarebbero quindi scomparse 607 attività, pari ad un calo del 14,1 con una perdita economica stimata in 91 milioni di euro”.
Crollano anche gli addetti. “La riduzione dei negozi si riflette” sottolinea il presidente Landini “pesantemente sull’occupazione. Nel solo Comune di Arezzo dai 4.198 addetti del 2019 si è scesi a 3.611, cioè 587 addetti in meno e una contrazione del 14%”.
Ancora peggiori i dati provinciali dove gli addetti al commercio al dettaglio che scendono dai 10.264 del 2019 ai 9.255 del 2025, con una perdita di 1.009 addetti pari ad una flessione del 9,8%. Confesercenti ha sottolinea anche l’importanza della presenza dei negozi per le strade e le piazze delle città e dei borghi in termini di sicurezza e di la ricaduta economica.
“Per ogni 100 euro spesi, nei negozi fisici e di vicinato” puntualizza Landini “70 euro rimangono sul territorio. Al contrario, per ogni 100 euro destinati agli acquisti online sulle grandi piattaforme, 70 euro vengono “delocalizzati”. L’e-commerce, può rappresentare un’opportunità quando viene integrato con l’attività del negozio fisico. Il problema emerge quando gli acquisti si concentrano sui principali marketplace, trasferendo lontano dal luogo di residenza del consumatore una parte significativa del valore generato. Per questo serve una politica pubblica di sostegno”.
“L’obiettivo che Confesercenti intende perseguire dal livello nazionale a quello locale” concludono Alvisi e Landini “è quello di dare un valore all’ecosistema economico che ruota attorno ai punti vendita di vicinato: occupazione, reddito di impresa, affitti, servizi professionali, sicurezza, tributi locali, manutenzioni, coesione sociale. È questo insieme di ricadute che giustifica ed impone una politica pubblica di sostegno al commercio di prossimità. A livello nazionale, tra il 2019 e il 2025 avrebbero chiuso 111.455 attività commerciali, con una perdita di ricchezza stimata in oltre 16 miliardi di euro. A questa cifra si aggiungono una minore disponibilità di servizi, perdita di coesione sociale e sicurezza. Valori questi ultimi non quantificabili economicamente ma decisamente fondamentali per la qualità della vita delle nostre comunità”.
Arezzo, 9 settembre 2026





