Il presidente nazionale Nico Gronchi fa il punto della situazione sul lavoro di maggio.
Per Confesercenti un mese intenso: al centro il deposito presso la Corte di Cassazione della proposta di legge di iniziativa popolare “Misure per la rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità”, promossa da Confesercenti Nazionale, e l’avvio della raccolta firme: è questa, ora, la nostra priorità. E poi il Piano Casa, le audizioni in Parlamento, gli studi su lavoro, turismo e caro energia, le assemblee elettive di Fiarc e Anama, le iniziative sindacali.
Mi soffermo proprio sulla proposta di legge. Il provvedimento interviene sui fenomeni di desertificazione commerciale che stanno svuotando centri urbani, quartieri e piccoli comuni, con effetti diretti sulla qualità della vita, sulla sicurezza dei territori e sulla tenuta del tessuto economico locale. Il cuore della proposta è l’istituzione delle Zone Economiche Speciali di Prossimità (ZESpro), aree che Regioni e Province autonome potranno individuare per programmi mirati di rivitalizzazione delle attività di vicinato. Con questa legge chiediamo allo Stato di riconoscere che tenere aperta un’attività sul territorio è un atto di interesse pubblico, da agevolare con strumenti dedicati.
Ma una proposta di iniziativa popolare vale quanto le firme che riesce a raccogliere: senza quelle firme resta un buon testo e nulla più. È qui che si gioca tutto. Per questo vi chiedo un impegno diretto e personale: ogni sede, ogni dirigente, ogni associato deve fare della raccolta la priorità di questi mesi, non un adempimento da delegare. Mettiamoci la faccia, territorio per territorio, perché quelle firme arrivino davvero.
Firma e fai firmare qui: https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/6700009
Importanti anche le stime Confesercenti sul caro energia, che nel 2026 rischia di costare al terziario circa 3 miliardi di euro in più ogni anno rispetto al periodo pre-Covid. È un problema strutturale, che chiede strumenti permanenti: ridurre in modo stabile la componente fiscale e gli oneri su gas ed elettricità resta la leva più immediata per dare respiro alle imprese.
In questa direzione va letta l’apertura che arriva da Bruxelles, dove la Commissione si appresta a concedere un margine di flessibilità sul Patto di stabilità per gli investimenti energetici, vincolato però agli investimenti e non ai sussidi a pioggia. Chiediamo che quel margine non resti alle grandi opere nazionali, ma raggiunga l’economia reale, a partire dagli strumenti che già oggi danno alle piccole imprese un potere contrattuale che da sole non hanno: penso ai gruppi di acquisto come il Consorzio Innova Energia, promosso da Confesercenti, che aggregando i consumi di migliaia di esercizi spunta condizioni che il singolo negozio non potrebbe ottenere. È la stessa logica della nostra proposta di legge: tenere aperta un’impresa di prossimità è un investimento per il Paese, non un costo da tagliare.





