BAR: DAL 2019 PERSI OLTRE 140 ESERCIZI IN PROVINCIA DI AREZZO

BAR: DAL 2019 PERSI OLTRE 140 ESERCIZI IN PROVINCIA DI AREZZO

Il Presidente Landini: “Un danno non solo economico; sono punti di riferimento per la comunità e presidi di sicurezza. Sulle attività pesano i costi di gestione e un diverso modello dei consumi”.

Non solo negozi: la desertificazione commerciale colpisce anche i bar. In occasione della Giornata Mondiale del Caffè, Confesercenti Arezzo presenta i dati sullo stato di salute della categoria dei bar anche nel capoluogo e nella provincia aretina ed i dati testimoniano la difficoltà che anche questo settore attraversa.

Secondo i dati elaborati da Confesercenti Nazionale, fra il 2019 e il 2025 ad Arezzo ne sono spariti 75 (pari al 22,03%), a Arezzo e provincia 142 (pari al 16,03%) e in Toscana 1.716 (pari al 16,3%), mentre a livello nazionale il numero delle imprese è passato da 169.839 a 145.766, con 24.073 attività in meno e una flessione del 14,2%. Il quadro nazionale mostra inoltre come la contrazione sia stata più intensa nei comuni capoluogo, dove il calo raggiunge il 15,6%, rispetto al 13,4% degli altri comuni.

Nello stesso periodo la densità (cioè il numero di bar per ogni mille abitanti) passa in Toscana da 2,8 a 2,4 (dato inferiore alla media nazionale che è di 2,5). Stando ai primi dati non completi, la tendenza negativa si sta confermando anche nel 2026.

“La diminuzione degli esercizi – spiega Mario Landini, presidente provinciale Confesercenti Arezzo, – si traduce in una contrazione dell’attività economica nei territori: la chiusura di un bar, infatti, non comporta soltanto la scomparsa di un’impresa, ma determina anche minori acquisti presso i fornitori, una riduzione dell’occupazione e dei redditi generati localmente, nonché un indebolimento della capacità di attrazione e di presidio sociale dei quartieri e dei piccoli centri.” Secondo le stime di Confesercenti, a seguito delle tante chiusure dei bar la ricchezza perduta a Arezzo ammonta a 23 milioni, che diventano 43 con la provincia e 575 in Toscana.

Per il pubblico, il dato ha una forza immediata: tutti conoscono un bar che è stato un punto di riferimento per il proprio quartiere o paese. Meno bar significa meno luoghi in cui incontrarsi, fermarsi e mantenere vive le relazioni quotidiane. Accanto a questo aspetto sociale, va raccontato quello economico: la riduzione delle attività impoverisce i territori, con effetti sui consumi, sull’occupazione e sul gettito fiscale. A livello nazionale, stimiamo un impoverimento di oltre 7,2 miliardi di euro tra il 2019 e il 2025.

“Sono diversi i motivi della crisi del comparto – commenta Claudio Giorni, giovane imprenditore Fiepet Confesercenti con un bar in Valtiberina. In primo luogo l’aumento dei costi di gestione (energia, materie prime, affitti) e la perdita del potere d’acquisto delle famiglie, ma anche il costo del lavoro che incide particolarmente in attività, come i bar, ad alta intensità di manodopera. Inoltre, dopo il Covid, la diffusione dello smart working ha causato una riduzione dei flussi quotidiani nei centri urbani; infine, pesano la diversa distribuzione dei consumi nell’arco della giornata, la concorrenza della distribuzione organizzata e i nuovi servizi di consegna a domicilio”.

“Non mancano però le soddisfazioni – continua Giorni– lavorare dietro un bancone, o tra i tavoli, ha un profondo valore ed è una gratificazione saperlo fare bene, con amore, disciplina ed etica professionale. Il successo di un bar non dipende solo da un arredo professionale di design e qualità, dal menù e dagli appuntamenti esclusivi che propone, il successo di un locale, e i relativi introiti, sono garantiti soprattutto dalla capacità del personale di empatizzare con le aspettative dei clienti”.

“Anche nel comparto dei bar – conclude Mario Landini, presidente di Confesercenti Arezzo – si conferma un fenomeno più generale che abbiamo già sottolineato più volte: la contrazione delle attività di prossimità che impoverisce non soltanto una categoria economica ma l’intera comunità in termini di sicurezza e di presidio sociale. Un bar è un’impresa, ma anche un luogo in cui le persone si incontrano. Rinnoviamo quindi l‘appello a commercianti e cittadini affinché sottoscrivano la proposta di legge di iniziativa popolare promossa da Confesercenti a sostegno del commercio di vicinato: una battaglia che riguarda non solo un settore economico, ma la salvaguardia di un modello di città aperta, sicura e inclusiva”.

Arezzo, 1 ottobre 2026

Condividi questo articolo su:
x

Continuando la navigazione o chiudendo questa finestra, accetti l'utilizzo dei cookies.

Questo sito o gli strumenti terzi qui utilizzati sfruttano cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Chiudendo questo banner o proseguendo la navigazione, acconsenti all’uso dei cookie.

X
x