Pasquale Bizzi, referente Fiarc-Confesercenti Arezzo: “Senza interventi, rischiamo di perdere una rete strategica per l’economia locale”
“Per un agente di commercio l’auto non è un benefit, è l’ufficio e lo strumento di produzione primario. E oggi questo ufficio ci sta costando migliaia di euro in più all’anno”. L’allarme arriva da Pasquale Bizzi, referente Fiarc Confesercenti Arezzo, che prende spunto dall’appello lanciato dai colleghi di Prato per denunciare le difficoltà crescenti della categoria anche nel territorio aretino. Gli agenti di commercio sono una rete fondamentale. Professionisti che ogni anno percorrono tra 45mila e 60mila chilometri, con consumi che possono arrivare fino a 5mila litri di carburante.
“Con i prezzi attuali alla pompa, tradotti in numeri – spiega Pasquale Bizzi referente di Fiarc-Confesercenti Arezzo – significa una voragine nei bilanci individuali. E se da una parte la provvigione è fissa, il costo del viaggio no con il conseguente risultato che lavorare conviene sempre meno”.
“Il problema” sottolinea Bizzi “naturalmente non è solo provinciale ma nazionale. Dopo i picchi del 2023, le bollette restano circa 40% sopra i livelli pre-Covid e si aggiungono affitti commerciali e costi generali in crescita. Se a questo sommiamo l’aumento dei carburanti è evidente il perchè molti colleghi cercano di ridurre le trasferte mentre c’è anche chi sta valutando di chiudere l’attività”.
Ed ecco l’allarme lanciato dagli agenti di commercio. “Se si ferma la rete degli agenti, si ferma il motore delle vendite. É per questo Fiarc Confesercenti, a livello nazionale e locale, sta chiedendo al Governo e al Ministero delle Infrastrutture di intervenire sul Decreto prezzi petroliferi. Tra le proposte c’è il credito d’imposta straordinario proporzionato alle spese sostenute per carburante e mobilità professionale”.
Ma agli agenti di commercio non chiedono privilegi. “Chiediamo semplicemente” puntualizza Bizzi “condizioni minime per continuare a lavorare. Gli agenti sono una categoria poco visibile ma centrale per l’economia reale; l’intera categoria contribuisce a intermediare e generare il 30% del Pil nazionale. Se il territorio vuole difendere commercio e produzione, deve partire anche da chi ogni giorno li mette in contatto. Altrimenti rischiamo desertificazione commerciale e perdita di competenze che non si recuperano”.
L’intervento di Bizzi arriva mentre Confesercenti a livello provinciale, regionale e nazionale è impegnata nella raccolta firme per una proposta di legge indispensabile per sostenere negozi e mercati e per contrastare il progressivo svuotamento economico e sociale di molte aree urbane.
La finalità della raccolta firme è quella di “assicurare la continuità dei servizi essenziali e di prossimità alla popolazione residente, contrastare i fenomeni di rarefazione commerciale e rafforzare il tessuto economico locale al fine di tutelare la rete di vicinato, salvaguardare i presidi multiservizio e promuovere forme di aggregazione tra imprese operanti nei territori interessati”. Per presentare la legge servono almeno 50.000 firme e Confesercenti si è mobilitata attraverso la rete associativa.
Arezzo, 22 giugno 2026





