28 Ottobre 2021
13:58

Una misura vessatoria che colpisce il settore

Protestano le imprese aderenti a Confesercenti che commercializzano materiali per l’edilizia riguardo le misure assunte con il decreto legge del 31 maggio 2010 n.78 che dal 1 luglio obbliga le banche alla ritenuta d’acconto del 10% sui bonifici relativi ai pagamenti degli oneri detraibili e deducibili.
“In poche parole da domani – spiega Alberto Papini Presidente di Confesercenti – la norma colpisce l’impresa edile che effettua un lavoro per motivi di ristrutturazione. Il privato infatti a lavoro concluso effettuerà il bonifico con accredito sul conto dell’impresa, utile per la tracciabilità del pagamento. A quel punto però la banca invece di accreditare il totale ne sottrarrà un importo pari al l 10%. La cifra potrà essere recuperata solo nella successiva fase della determinazione del proprio reddito”.
Per Alberto Papini Presidente di Confesercenti il dispositivo normativo è l’ennesima penalizzazione per il settore edilizio già colpito dalla crisi economica. “Un duplice danno – dichiara Papini. Al problema di ridurre con la ritenuta un reddito si aggiunge quello di una minor liquidità per le imprese. Alla minore percezione di reddito infatti corrisponde una riduzione di entrate che in buona sostanza toglie flussi di cassa utili e funzionali al sostentamento dell’impresa durante l’esercizio”.
“Non si capiscono i motivi – dichiara il Presidente di Confesercenti – che hanno spinto a far entrare in vigore una normativa di questo genere. Non sono comprensibili se non riconducendoli al voler in ogni modo ‘batter cassa’ con le irreparabili conseguenze su quanti lavorano nell’edilizia. È una misura sbagliata, inutilmente vessatoria e probabilmente per molte aziende economicamente difficile da sostenere, se non a pena di chiudere l’attività. Tante aziende infatti non hanno la forza per potersi permettere di rinunciare al 10% per ogni fattura direttamente nel momento del bonifico bancario.”
“Bisogna considerare – prosegue Alberto Papini – che a volte il margine di guadagno per l’imprenditore edile è inferiore del 10%. Ed allora si capisce la difficoltà per le imprese a rinunciare a quella cifra tanto più cha ancora ad oggi mancano i chiarimenti relativi alla possibilità che il beneficiario del pagamento soggetto a ritenuta possa rivalersi al momento della determinazione del proprio reddito”.
“Come associazione di categoria – conclude il Presidente Papini – chiediamo di rivedere il dettato normativo, in quanto è improponibile un tale sistema di riscossione coatto che reprime un settore che nel momento della riprese potrebbe contribuire allo sviluppo dell’economia locale e nazionale. C’è bisogno di intervenire velocemente perché dal 1 luglio entra in vigore l’obbligo per gli intermediari, ovvero le banche, di trattenere la quota del 10% dell’introito, al momento dell’accredito sul conto del beneficiario”.

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